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Chun Fan: astrazione e flusso di coscienza, aprire una fessura spirituale nel mondo di forma e vacuità

1 feb 2026

Nel contesto dell’arte contemporanea, sempre più orientato a “velocità, simboli e visibilità”, la pratica di Chun Fan sceglie una traiettoria più complessa ma anche più durevole: riportare la pittura al suo campo spirituale originario, facendo sì che il colore non sia soltanto uno stimolo visivo, bensì un approdo interiore.


Nel contesto dell’arte contemporanea, sempre più orientato a “velocità, simboli e visibilità”, la pratica di Chun Fan sceglie una traiettoria più complessa ma anche più durevole: riportare la pittura al suo campo spirituale originario, facendo sì che il colore non sia soltanto uno stimolo visivo, bensì un approdo interiore.

Nato nel Guangdong (Cina), cresciuto a Hong Kong e oggi artista di cittadinanza canadese, ricopre incarichi in numerose istituzioni accademiche e artistiche, tra cui: Presidente del Consiglio di Amministrazione del New Asia Institute di Hong Kong, Vicepresidente della Hong Kong International Youth Artists Association, Vicepresidente della Hong Kong Zhaoming Art Society e membro della Hong Kong Artists Association. Parallelamente, è Direttore del Museo della Cultura Hakka Hongzhi Zhongji di Heyuan, nonché Presidente del Consiglio scolastico e Direttore artistico della Nankai Experimental School di Heyuan.


Nella fase iniziale del suo percorso, la sua formazione creativa è stata influenzata dal sistema di pensiero del maestro dell’espressionismo astratto occidentale Mark Rothko, ma anche dalla tradizione della pittura zen e dalla riflessione buddhista. In lui, queste due linee spirituali, orientale e occidentale, non si giustappongono in modo collageistico: vengono invece tradotte in un unico obiettivo, ossia costruire sulla superficie pittorica un “mondo spirituale capace di oltrepassare i limiti della materia”.

Chun Fan ha studiato con il celebre pittore contemporaneo di Hong Kong e Macao Huang Peijiang, seguendo una formazione sistematica in pittura a olio, acquerello, inchiostro, disegno a carboncino e calligrafia. Questo apprendimento “a largo spettro” non lo ha condotto verso una sovrapposizione formalistica orientata al virtuosismo tecnico; al contrario, ha rafforzato in lui il ritorno all’efficacia primaria del dipinto: come colore, gesto e spazio possano attivare in modo diretto emozione ed esperienza spirituale.


Combinando una tecnica pittorica mutevole con lo spirito espressionista, Chun Fan ha proposto e praticato la “Scuola del Flusso di Coscienza” . In questa prospettiva, il “flusso di coscienza” non è una narrazione in senso letterario, ma piuttosto un metodo operativo: completare la composizione dentro la simultaneità di emozione, intuizione e ritmo corporeo, affinché l’opera renda visibile il “vero, il bene e il bello” del mondo umano e interpreti l’estetica orientale del “mondo di forma e vacuità” .

La sua pratica indaga l’intreccio fra identità, performance e tensione visiva, affascinata dalle soglie intimità / controllo e presenza / assenza. Composizioni minimaliste si scontrano con colori ad alta saturazione e oggetti teatrali; il flash frontale si mescola alla luce naturale, creando campi luminosi in conflitto. La post‑produzione si limita a lievi correzioni tonali, lasciando intatti rumore e imperfezioni per sottolineare un realismo non levigato. L’obiettivo di Ruonan esplora costantemente la plasticità dell’espressione di genere, coinvolgendo soggetto e spettatore in una trattativa continua sul potere dello sguardo.



Le due opere a inchiostro policromo presentate in questa occasione, Tesoro nell’acqua (2024) e Illusione cromatica (2025), rappresentano due sezioni particolarmente contemporanee del percorso con cui Chun Fan costruisce uno “spazio spirituale”: la prima orientata al risveglio del valore nel profondo dell’inconscio, la seconda come risposta di autosalvezza interiore nell’epoca del sovraccarico sensoriale.



Tesoro nell’acqua

Dimensioni: 70 × 137 cm

Materiale: inchiostro policromo


In Tesoro nell’acqua, la distesa d’acqua scura viene trasposta in metafora dell’inconscio, mentre i frammenti luminosi appaiono come bagliori a lungo sepolti. Il processo creativo procede per continue verifiche tra stratificazioni “dense e trasparenti”, come una ricerca nel buio di ciò che può ancora brillare. Questa dinamica è, al tempo stesso, costruzione dell’immagine e immersione interiore: un richiamo a sé che afferma come valore ed energia non siano scomparsi, ma solo custoditi più in profondità.



Illusione cromatica

Dimensioni: 20 × 50 cm

Materiale: inchiostro policromo


Illusione cromatica prende avvio dall’esperienza della “fatica visiva quotidiana”: l’urto tra blocchi cromatici caldi e freddi traduce l’oscillazione e lo stordimento prodotti dall’eccesso di stimoli. Il gesto cruciale dell’opera risiede però nella ricerca, dentro il ciclo reiterato di “aggiungere colore — alleggerire/lavare il colore”, di una densità visiva che resti “respirabile”. In un mondo sempre più rumoroso, l’artista tenta di aprire una fessura per lo spirito, affinché l’attenzione possa tornare all’ordine interno del sé.

© NOMYA – Associazione di Promozione Sociale 
Villa Schneiderf,  
Via Vicchio e Paterno, 15 – 50012 Bagno a Ripoli (FI)

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