top of page

Quando lo sguardo ritorna a chi guarda: identità, simboli e reciprocità nella pittura di Tian Hang

​

17 ago 2026

Quando le zebre in primo piano e la tigre racchiusa nella cornice dorata dirigono contemporaneamente lo sguardo fuori dal dipinto, chi sta realmente guardando chi?

In Sguardo reciproco, Tian Hang costruisce innanzitutto una relazione spaziale apparentemente chiara: le zebre si trovano all’esterno della cornice, mentre la tigre è collocata entro una cornice dorata dipinta all’interno della composizione. Questa suddivisione dello spazio, tuttavia, non produce un ordine visivo stabile. Le zebre in primo piano, ritratte in una posizione quasi frontale, guardano verso l’esterno; lo sguardo della tigre sembra oltrepassare la cornice e muoversi tra le zebre e lo spettatore; l’uccello nella parte superiore destra osserva lateralmente ciò che sta accadendo.


L’opera non presenta quindi un confronto unico e chiuso tra la zebra e la tigre, ma costruisce una rete di sguardi condivisa dalle zebre, dalla tigre, dall’uccello e dallo spettatore. Chi osserva crede inizialmente di trovarsi al di fuori del dipinto e di possedere il controllo dell’atto visivo. Circondato da molteplici sguardi, comprende invece di essere diventato parte della scena.


È questo il nucleo attorno al quale si sviluppa la serie Sguardi reciproci: lo sguardo non è soltanto un atto percettivo, ma anche un processo attraverso il quale le identità vengono costruite, i significati distribuiti e le relazioni stabilite.


Tian Hang, nato a Shanghai nel 1991, vive e lavora nella stessa città. Da tempo utilizza animali, piante, oggetti, figure umane e paesaggi quotidiani come veicoli di una dimensione spirituale, definendo la propria ricerca più recente come “Espressionismo simbolico orientale”. Nelle sue opere, gli animali non rappresentano semplicemente la natura e non sono soltanto personaggi antropomorfi dal carattere ironico. Diventano soggetti narrativi sospesi tra esperienza reale e immaginazione interiore. Prendono il posto dell’essere umano, mettendo temporaneamente tra parentesi genere, professione, età e posizione sociale, per poi acquisire nuove identità attraverso l’abbigliamento, la postura, lo spazio e l’intreccio degli sguardi.


Sguardo reciproco concentra in una sola immagine questo processo di formazione dell’identità. Le zebre, la tigre e l’uccello collocato nella parte superiore destra stabiliscono molteplici traiettorie visive, rendendo instabile il confine tra realtà e rappresentazione. La cornice dorata è al tempo stesso un elemento ornamentale e un simbolo dei meccanismi dell’esposizione, della selezione e della denominazione. Quando una figura viene inserita all’interno di una cornice, diventa oggetto di osservazione, interpretazione e attribuzione di significato; ciò che rimane al suo esterno sembra invece conservare una condizione mobile e incompiuta.


Sguardo reciproco

2025

Olio, uovo e tela di lino

160 × 120 cm


Lo sguardo che le zebre rivolgono allo spettatore interrompe però questa divisione tra interno ed esterno. Pur trovandosi fuori dalla cornice dorata, esse non sono osservatrici silenziose; allo stesso modo, la tigre, benché circoscritta all’interno dell’immagine, non rimane confinata nella posizione di oggetto osservato. La cornice non riesce a contenere lo sguardo: realtà e immagine, osservatore e osservato continuano a scambiarsi di posizione. Il significato dell’opera non dipende quindi da una risposta definitiva alla domanda “chi guarda chi?”, ma nasce dal movimento continuo dello sguardo.


Sul piano visivo, le strisce nette e ripetute delle zebre, le dense pennellate bruno-ocra della tigre, i motivi blu disposti regolarmente sulla parete e le curve decorative della cornice dorata producono un ritmo fatto di contrasti e richiami reciproci. Tian Hang non ricerca una riproduzione levigata del manto animale. Attraverso la materia spessa, la pennellata visibile e la sovrapposizione reiterata degli strati cromatici, conserva sulla superficie le tracce concrete del processo pittorico.


L’incontro tra il medium a base d’uovo e il colore a olio accentua ulteriormente la dimensione temporale dell’opera. Le immagini non sembrano realizzate in un unico momento, ma emergono gradualmente attraverso l’accumulo, l’occultamento e la successiva riapparizione della materia. Anche l’osservazione non coincide più con il semplice riconoscimento delle figure: lo spettatore è chiamato ad attraversare la superficie pittorica e a cercare, tra i diversi strati cromatici, le relazioni che collegano le immagini.


Se Sguardo reciproco interroga la posizione dell’osservatore attraverso la struttura del “quadro nel quadro”, Prosperità comune trasferisce la questione dello sguardo nello scenario più immediato della società dei consumi.


Prosperità comune

2026

Olio su tela di lino

160 × 120 cm


Quattro figure animali elegantemente vestite si dispongono una accanto all’altra in primo piano. Occhiali da sole, perle, pellicce, abiti dai colori accesi e una borsa caratterizzata da codici visivi immediatamente riconoscibili compongono un linguaggio facilmente decifrabile. I personaggi sembrano possedere personalità differenti, ma sono contemporaneamente inseriti nello stesso dispositivo di costruzione dell’immagine. Prima ancora di comprenderne il carattere, lo spettatore comincia a definirne l’identità attraverso gli abiti, gli accessori e i simboli del consumo.


Gli occhiali da sole costituiscono uno degli elementi decisivi dell’opera. Da una parte conferiscono ai personaggi sicurezza, eleganza e una qualità quasi performativa; dall’altra nascondono il loro sguardo reale. Lo spettatore può osservarli, ma non può stabilire con certezza se essi stiano ricambiando il suo sguardo. A differenza della relazione visiva aperta e multidirezionale costruita in Sguardo reciproco, in Prosperità comune lo sguardo viene interrotto dalle lenti scure. La dimensione interiore dei personaggi arretra così sullo sfondo, mentre i segni esteriori diventano il principale strumento attraverso il quale riconoscerne e classificarne l’identità.


Il titolo introduce una tensione semantica aperta e sottile. Il termine “comune” non indica soltanto la presenza simultanea dei personaggi all’interno di un ritratto collettivo, ma suggerisce anche la loro partecipazione a uno stesso sistema di valori fondato sull’immagine, sul gusto e sul consumo. La “prosperità”, a sua volta, non coincide più esclusivamente con una condizione materiale: diventa un’identità visiva che deve essere esibita, riconosciuta e confermata. Nel momento in cui ogni individuo ricorre a simboli simili per affermare la propria unicità, le differenze finiscono paradossalmente per convergere verso una nuova forma di uniformità.


Tian Hang non celebra né ridicolizza apertamente questi personaggi. Lo sfondo chiaro e luminoso, la composizione vicina a un ritratto editoriale di moda e la componente ironica delle figure animali conferiscono all’opera un’apparenza iniziale leggera e accessibile. Allo stesso tempo, la pennellata spessa e ruvida interrompe continuamente la superficie levigata tipica delle immagini del consumo. Gli abiti e gli accessori lussuosi vengono ricondotti a strati visibili di pigmento: la seduzione del simbolo e la concretezza della materia pittorica rimangono così presenti nello stesso spazio.


Nella ricerca di Tian Hang, la figura animale costituisce sia uno schermo dietro il quale l’identità può temporaneamente scomparire, sia un campo sperimentale attraverso cui osservarne nuovamente la costruzione. Quando i riferimenti specifici dell’identità umana vengono rimossi, diventa più evidente il modo in cui lo sguardo esterno e i simboli visivi contribuiscono a definirla. In Sguardo reciproco, l’identità nasce dalla cornice, dalla posizione e dall’intreccio degli sguardi; in Prosperità comune, deriva invece dagli abiti, dal consumo e dall’immagine collettiva. Le due opere sembrano raccontare situazioni differenti, ma conducono alla stessa domanda: stiamo osservando un essere vivente oppure i sistemi di classificazione attraverso i quali abbiamo imparato a interpretarlo?


L’“Espressionismo simbolico orientale” formulato da Tian Hang non consiste nella semplice unione tra immagini orientali e forme derivate dall’Espressionismo occidentale. La sua dimensione orientale si manifesta soprattutto nell’attenzione alla risonanza vitale, o qiyun, al valore del vuoto e alla relazione tra l’io e il mondo sensibile. Nei suoi dipinti non esiste un confine definitivamente stabile tra soggetto e oggetto, osservatore e osservato, realtà e immagine. Il colore, la materia e le figure simboliche non offrono risposte univoche, ma costruiscono insieme un campo percettivo e spirituale nel quale lo spettatore è invitato a entrare.


Il valore della pittura di Tian Hang non risiede soltanto nella riconoscibilità delle sue figure animali, ma nella capacità di affidare loro una riflessione sui modi contemporanei del vedere. Le sue opere non indicano allo spettatore come debba interpretare ciò che ha davanti; lasciano invece che lo sguardo continui a muoversi tra il dipinto e chi lo osserva. Quando le figure rappresentate cominciano a ricambiare il nostro sguardo, ciò che viene messo in discussione non è più soltanto l’animale, l’abito o la cornice, ma il nostro modo di osservare l’altro e di costruire noi stessi all’interno degli sguardi e delle immagini che ci circondano.

© NOMYA – Associazione di Promozione Sociale 

info@associazionenomya.com
Villa Schneiderf,  
Via Vicchio e Paterno, 15 – 50012 Bagno a Ripoli (FI)

  • Facebook
  • Instagram
  • Vimeo
bottom of page